Valutazione psichiatrica
Il primo contatto con il paziente è una delle fasi più importanti dell’intero percorso terapeutico-riabilitativo, in quanto si pongono le basi per la definizione diagnostica e l’impostazione di un piano di trattamento. Il principale strumento utilizzato nel corso della valutazione è il colloquio clinico: questo è il momento in cui vengono raccolti i dati generali del paziente, viene riscostruita la sua storia di vita e vengono esplorati i sintomi attuali.
Elemento fondamentale del colloquio clinico è l’esame psichico, quella parte della valutazione in cui si esaminano le condizioni mentali. Vengono prese in considerazione eventuali alterazioni del comportamento e dell’attività psicomotoria, del tono dell’umore, del linguaggio, della percezione, della forma e del contenuto del pensiero, delle capacità cognitive, delle capacità di giudizio. A volte la valutazione clinica, per maggiore completezza, può richiedere dati di laboratorio che permettono di escludere eventuali cause organiche dei disturbi presentati o di monitorare trattamenti già in atto. Altre volte potrebbero essere utili specifici test psicometrici o neuropsicologici che misurano specifici aspetti dell’intelligenza, del pensiero o della personalità.
La diagnosi viene effettuata nel rispetto delle più moderne e riconosciute classificazioni dei disturbi mentali, utilizzando i criteri previsti dal DSM-5. Si tratta di un manuale edito dall’American Psychiatric Association, universalmente riconosciuto come principale riferimento nel campo della salute mentale. Il DSM-5 riconosce più di 370 disturbi mentali, definendo per ognuno di essi i criteri necessari per porre una diagnosi specifica. Svolge pertanto un ruolo fondamentale per orientare le indicazioni terapeutiche, per fornire dati epidemiologici, per utilizzare un linguaggio comune tra diverse figure professionali.
La sua rigidità, però, può ostacolare a volte la comprensione di alcuni aspetti clinici che non rientrano pienamente nelle categorie predefinite. Si utilizza, in questi casi, un approccio diagnostico maggiormente centrato sull’individuo, più che sulla malattia. Si prendono quindi in considerazione diverse dimensioni psicopatologiche, quali la gravità dei sintomi, le caratteristiche della personalità, la percezione, il grado di cognizione, la tonalità dell’umore. L’utilizzo della diagnosi dimensionale, unitamente a quella categoriale (DSM-5), permette di definire meglio i bisogni del paziente al fine di impostare il piano di trattamento più appropriato.
Al termine di ogni prima visita, il dott. Santilli rilascerà un referto sintetico completo di inquadramento diagnostico e principi di trattamento.
