Psicoterapia cognitiva post-razionalista
La psicoterapia è una pratica antichissima: sacerdoti, sciamani e curatori hanno sempre utilizzato il potere suggestivo della parola per lenire la sofferenza di chi ne ha bisogno. La psicoterapia cognitiva nasce invece tra gli anni ’60 e gli anni ’70 del secolo scorso e si basa sull’assunto che l’essere umano interpreta la realtà elaborando a suo modo le informazioni derivanti dal mondo esterno.
Questa elaborazione avviene attraverso processi cognitivi che, se alterati, possono determinare disturbi emotivi e comportamentali. Il paziente deve quindi essere aiutato a rielaborare le informazioni nella maniera più corretta. La psicoterapia cognitiva si rivelò da subito estremamente efficace, facilmente replicabile e più breve ed economica di altre forme di psicoterapia, tuttavia presentava anche diversi limiti. Minimizzava infatti l’importanza dell’inconscio e della storia di vita del paziente, considerava le emozioni come un semplice prodotto delle convinzioni, riduceva i processi cognitivi a meccanismi di risposta a stimoli esterni e dava per scontato che la realtà esterna fosse unica e oggettiva. Inoltre, le prime forme di psicoterapia cognitiva avevano sostanzialmente un ruolo pedagogico e normativo, tralasciando del tutto la relazione tra terapeuta e paziente.
Furono proprio due psicoterapeuti italiani, Vittorio Guidano e Giovanni Liotti, a rielaborare il modello cognitivista accettando l’idea che il modo di essere di un individuo è un processo dinamico condizionato da elementi inconsci. Partendo da questo assunto, si affidarono alla teoria dell’attaccamento di John Bowlby per gettare un ponte tra le teorie cognitive e quelle psicoanalitiche. Bowlby era uno psicoanalista che aveva teorizzato l’influenza delle relazioni con i genitori nei primi anni di vita sullo sviluppo della personalità. Grazie a Guidano e Liotti, la psicoterapia cognitiva riuscì quindi a coniugare gli elementi di praticità che l’avevano contraddistinta dagli albori a quell’attenzione per l’esplorazione del Sé che invece era tipica della psicoanalisi.
Vittorio Guidano poi si spinse anche oltre: rigettando la visione di un realtà esterna oggettiva e predeterminata (razionalismo), diede risalto alle modalità con cui ogni individuo si costruisce la propria realtà interna e la propria esperienza del mondo (post-razionalismo). In quest’ottica l’obiettivo psicoterapeutico non è limitato alla modifica dei processi cognitivi che portano a elaborare in maniera distorta le informazioni esterne ma comprende il riconoscimento e la riorganizzazione del proprio modo di dare un senso all’esperienza.
La psicoterapia cognitiva post-razionalista mira quindi alla comprensione e alla riorganizzazione del modo in cui il paziente costruisce la propria identità. Lo fa attraverso un lavoro narrativo e interpretativo condiviso col terapeuta, conservando al tempo stesso quelle caratteristiche che hanno determinato il successo della psicoterapia congitiva: approccio attivo e collaborativo, metodo scientifico e verificabile, utilizzo di esercizi, tecniche e compiti.
Il dott. Santilli si è formato presso la Scuola Bolognese di Terapia Cognitiva sotto la guida di Furio Lambruschi e Silvio Lenzi, a loro volta allievi di Vittorio Guidano. E’ socio ordinario della Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva.
