378 0820078 claudiosantilli@hotmail.com

Psicofarmacologia

Psicofarmacologia

Negli anni ’40 del secolo scorso  un chirurgo francese, il dott. Henri Laborit, si mise alla ricerca di un farmaco che potesse calmare i suoi pazienti quando si risvegliavano dall’anestesia. Il dolore post-operatorio e la confusione post-anestesia causavano una forte agitazione, a volte si assisteva a veri e propri stati dissociativi con allucinazioni e deliri.

Tra i vari farmaci sperimentati dal dott. Laborit, il più efficace risultò essere la prometazina, un comune antistaminico che ancora oggi si utilizza per le allergie. I risultati furono così sorprendenti che ne parlò con il suo amico Pierre Deniker, psichiatra dell’ospedale Sainte-Anne di Parigi. I sintomi dei pazienti appena sottoposti a intervento chirurgico erano infatti simili a quelli degli schizofrenici ricoverati nell’ospedale parigino.

In effetti, quando il dott. Deniker iniziò a somministrare la prometazina ai suoi pazienti, i suoi pazienti risposero infinitamente meglio rispetto a tutti i tentativi di cura precedente (elettroshock, insulinoterapie, lobotomie). A partire dalla formula chimica della prometazina, un’azienda farmaceutica sintetizzò quindi un farmaco  specifico per il trattamento delle psicosi. Questa medicina così efficace rappresentò una grande rivoluzione perché finalmente si poteva pensare alla cura dei pazienti psichiatrici piuttosto che al loro isolamento e alla loro segregazione.

Da allora i progressi nel campo della psicofarmacologica sono stati enormi, oggi disponiamo di una serie di farmaci che possono garantire un pieno recupero da ogni disturbo della sfera psichiatrica, dai disturbi d’ansia a quelli depressivi, dal disturbo ossessivo-compulsivo alle psicosi, dal disturbo bipolare alle reazioni allo stress, dai disturbi alimentari all’insonnia. La scelta di un trattamento rispetto ad un altro avviene nel rispetto delle linee guida più recenti, alla luce dello stato della ricerca scientifica.

Questo, ovviamente, richiede per il professionista un costante aggiornamento e un’attenzione particolare alle caratteristiche individuali del paziente. Per quanto le linee guida siano chiare e accurate, infatti, ogni individuo risponde ai farmaci in maniera differente. Da qui nasce l’esigenza di costruire una relazione terapeutica che vada oltre la semplice analisi dei sintomi e la prescrizione di un ricetta, al fine di garantire un trattamento che corrisponda il più possibile ai bisogni della persona.