UNA NUOVA IDEA DI PSICHIATRIA
I congressi medici in genere sono molto noiosi, diciamoci la verità: molto spesso rappresentano soltanto una vetrina per gli accademici di turno che non vedono l’ora di elogiarsi reciprocamente. Gli spunti scientifici sono poco rilevanti e, quel che è peggio, si avverte in ogni momento l’ombra della casa farmaceutica che organizza l’evento. Purtroppo, infatti, la stragrande maggioranza di questi appuntamenti si reggono esclusivamente sui finanziamenti delle aziende farmaceutiche, dato che le istituzioni pubbliche faticano persino a saldare le spese per l’energia elettrica. L’altro giorno, però, mi è capitato di partecipare a un interessante giornata di formazione scientifica che finalmente ha soddisfatto le mie aspettative. Si trattava di una tappa di “Mastermind”, un progetto itinerante che si propone di approfondire temi riguardanti la salute mentale attraverso un format interattivo dove si cerca di superare il classico modello in cui l’”esperto” sentenzia e gli altri recepiscono passivamente. Gli eventi Mastermind vedono spesso la partecipazione di tanti psichiatri giovani, e dove ci sono i giovani c’è sempre curiosità ed entusiasmo. C’è uno sponsor anche qui ma, dico onestamente, la sua presenza non è percepibile in nessun momento (non c’è, insomma, la tendenza a parlare bene del farmaco X rispetto a quello Y). Eravamo in quel di Pescara, città dannunziana a me cara per motivi familiari dove, per citare il Vate, “il fiume è pieno di riflessi; a schiera le sette vele stanche vengono innanzi insieme con la sera; son gialle, rosse, e bianche”. Tra i vari interventi, uno dei più interessanti è stato quello del professor Andrea Fiorillo, presidente della Società Europea di Psichiatria, il quale ci ha presentato uno studio in cui si confronta la capacità dei diversi Paesi europei di rispondere ai bisogni di salute mentale della popolazione. Dallo studio emerge un quadro apparentemente desolante: se viaggiassi da Capo Nord a Lampedusa, incontrerei numerosi colleghi nei Paesi scandinavi, dove gli investimenti per la salute mentale sono consistenti, ma scendendo verso sud (e magari deviando anche nei Paesi dell’Europa orientale) i colleghi sarebbero sempre più rari e i soldi sempre di meno (gli ultimi Paesi nella classifica degli investimenti in percentuale sulla spesa sanitaria totale sono la Bulgaria, l’Estonia e… udite udite… l’Italia!). Il dato però più interessante è che i Paesi più avanzati non investono soltanto in ambulatori e in ospedali ma anche nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle campagne contro lo stigma e nei programmi rivolti ai giovani. Non è un caso che le priorità individuate dalla Società Europea di Psichiatria mirano a ripensare completamente il sistema della salute mentale, ad esempio attraverso lo spostamento dei luoghi di cura direttamente dove si svolge la vita quotidiana. Un’altra grande priorità è favorire e sviluppare la cosiddetta “lifestyle psychiatry” (attività fisica, alimentazione, sonno, stili di vita salutari), ricordando che le persone affette da disturbi psichiatrici gravi vivono in media 15-20 anni meno degli altri a causa di malattie fisiche. Considerando poi che il 74% dei disturbi compare prima dei 24 anni, è evidente che la maggior parte degli investimenti dovrebbe concentrarsi sulla prevenzione precoce, attraverso programmi specifici da applicare fin dai primi anni di scuola. Non si può ignorare infine che alcuni gruppi sociali sono maggiormente esposti al rischio di sviluppare sintomi psichiatrici (migranti, rifugiati, persone LGBTQI+, chi vive in zone di guerra), per cui anche chi si occupa di salute mentale dovrebbe necessariamente farsi portavoce di un cultura più inclusiva. In definitiva, il futuro non sarà più soltanto farmaci e psicoterapia ma dovrà prevedere interventi diversificati e personalizzati. A questo proposito, nell’incontro di Pescara si è parlato anche di “psichiatria di precisione”, un approccio clinico che adatta diagnosi e trattamenti alle caratteristiche specifiche di una persona, integrando i sintomi con la storia individuale e i fattori biologici, cognitivi, ambientali e sociali. Lo studio del cervello rimane fondamentale per la comprensione dei fenomeni psichici, ma per comprendere davvero i disturbi mentali non basta osservarlo quando compaiono i sintomi: bisogna considerare il cervello lungo tutto il suo percorso di sviluppo, dall'infanzia alla vecchiaia. In questa prospettiva, la salute mentale non deve più essere vista come una fotografia scattata nel momento della malattia, ma come un film che accompagna l'intera vita della persona. Oltre a quello del professor Fiorillo ho assistito poi agli interventi di Umberto Volpe e di Giovanni Martinotti (professori rispettivamente dell’Università di Ancona e dell’Università di Chieti) che hanno parlato dell’importanza della telemedicina e della divulgazione scientifica attraverso i social network. Ho pensato che, finalmente, anche nel nostro campo si comincia a prendere atto della necessità di stare al passo coi tempi: "il modo migliore per prevedere il futuro è inventarlo", sosteneva Alan Kay, uno dei più grandi informatici di sempre. La salute mentale dei prossimi decenni non si costruirà guardando con nostalgia ai modelli del passato ma dovrà coniugare esperienza e innovazione, rigore scientifico e creatività, prudenza e apertura mentale. Si tratta di sfide complesse che però non possono non stimolare quella curiosità che è sempre stata il motore di ogni progresso autentico.
Responsiveness of European countries to the population mental health needs: a cross-national comparison study
Arango C, Fiorillo A, Dom G, Lopez-Morinigo JD
European Psychiatry. 2025. 68(1):e102
A roadmap for better and personalized mental health care in Europe: the priorities of the European Psychiatric Association
Andrea Fiorillo
European Psychiatry . 2025. 68(1):e60
