UNA BATTAGLIA DOPO L'ALTRA - LA FINE DELL'IDEOLOGIA
I premi e le onorificenze traggono spesso in inganno perché danno l’illusione di poter semplificare il nostro giudizio sugli altri. Se uno scienziato vince il Nobel o un giornalista il Pulitzer, diamo per scontato che siano stati i più bravi di tutti. La realtà è sempre più complessa, dietro a un riconoscimento ci sono tanti fattori da tenere in considerazione. Dobbiamo ricordarcelo soprattutto quando il nostro collega viene promosso a capoufficio pur avendo trascorso le giornate scrollando lo smartphone su TikTok mentre noi ci sobbarcavamo anche i suoi compiti. Il cinema non fa eccezione a questa regola, a maggior ragione se si considerano gli interessi che ruotano attorno all’industria cinematografica. Recentemente sono stati assegnati i Golden Globes (uno dei premi più prestigiosi nel mondo del cinema) e questo, cercando però di non dimenticare la premessa, ci fornisce l’occasione per parlare di quello che ha vinto il titolo di miglior film. Si tratta di “Una battaglia dopo l’altra” di Paul Thomas Anderson, un regista che nella sua carriera ha sempre affrontato tematiche strettamente connesse alla psicopatologia, mai in maniera diretta ma sempre attraverso la caratterizzazione dei personaggi. Da “Magnolia”, un vero e proprio trattato sul trauma, la colpa e l’incomunicabilità, a “Il petroliere”, ritratto del narcisismo e del vuoto affettivo, fino ad arrivare a “Il filo nascosto”, che descrive il sottile rapporto tra accudimento e controllo, ogni film di Anderson è un concentrato dell’umanità disfunzionale, dove non esistono i buoni e i cattivi ma soltanto la vulnerabilità, che è un po’ quello che accade nella vita vera. “Una battaglia dopo l’altra” racconta la storia di un ex rivoluzionario (o terrorista, in questi casi l’appellativo dipende molto dalla fazione politica con la quale si simpatizza) al quale un militare suprematista bianco rapisce la figlia adolescente. Bob, è questo il nome del protagonista interpretato da un ispirato Leonardo Di Caprio, dovrà rimettersi in gioco tra inseguimenti e sparatorie, nonostante abbia trascorso gli ultimi anni a cercare di cancellare rimorsi e rimpianti con alcol e marijuana. Il cuore della storia è il conflitto tra gli estremismi ideologici, anarchia contro oppressione, uguaglianza contro razzismo, ma scavando sotto la superficie c’è ben altro. La vicenda di Bob e Perfidia Beverly Hills, la madre di sua figlia, ci costringe a fare i conti con la tematica dell’abbandono, della perdita e della rinuncia. “Siamo una famiglia, non puoi più comportarti così!” dice Bob a Perfidia dopo la nascita della bambina. “Tu e il tuo fatiscente ego maschile non farete mai la rivoluzione come me!” gli risponde Perfidia andandosene via per sempre. Sarebbe facile accusarla di egoismo ma fino a dove può spingere un’ideologia? Fino a quando è lecito dedicare la propria vita a una causa o rinunciarvi per un bene superiore, in questo caso la famiglia? Lo stesso Bob, che pure porta avanti il ruolo del padre responsabile, perderà per questo la propria identità e, da “eroe rivoluzionario”, si trasformerà in larva umana nichilista e paranoica. Dall’altra parte c’è il colonello Lockjaw (un meraviglioso Sean Penn), degno rappresentante di una visione del mondo totalmente binaria, basata sul concetto del noi/loro e del puro/impuro, abile a distanziarsi da ogni possibile contenuto affettivo. Come gran parte delle persone di questo tipo, riesce a conciliare perfettamente le proprie contraddizioni attraverso una rigidità di pensiero che gli permette di riscrivere la realtà per renderla conforme al suo modo di pensare. Non esistono buoni e cattivi neanche in questo film, il protagonista e l’antagonista sono in realtà più simili di quello che sembra, accomunati da alienazione e decadenza. Anderson ci mostra però che esiste anche una via di uscita, a patto che si utilizzino l’amore e la fiducia per gli altri, come ci insegnano la figlia di Bob e il suo maestro di karate. “Una battaglia dopo l’altra” è un affresco sulla società contemporanea, estremo e caricaturale ma neanche più di tanto (le milizie di Lockjaw ricordano pericolosamente l’ICE, l’agenzia federale americana balzata recentemente agli onori della cronaca per l’omicidio della donna che non si è fermata all’alt). Mai come in questo periodo storico le grandi tematiche sociali impattano quotidianamente sulle nostre vite, ogni giorno ne accade una nuova e, nel nostro piccolo, siamo tutti costretti a combattere una battaglia dopo l’altra, l’esito della quale non è mai scontato.
Immagine tratta dal film One Battle After Another © Warner Bros
