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SUPPORTO SOCIALE E SALUTE MENTALE

SUPPORTO SOCIALE E SALUTE MENTALE

Jean Valjean, appena uscito di prigione, si vedeva sbattere le porte in faccia da tutti. La condizione di ex galeotto lo aveva reso un reietto e lui si era identificato in quel ruolo, diventando sempre più malvagio e rancoroso. Monsignor Myriel fu l’unico ad accettarlo per quello che era, lo accolse e lo ospitò in casa sua ma Valjean, completamente disperato, gli rubò l’argenteria e fuggì. Quando poi fu catturato e riportato davanti al prete, questi disse ai gendarmi di essere stato lui a regalargli la refurtiva, evitando al ladro un nuovo arresto. Da quel momento Valjean iniziò a vedere il mondo con occhi nuovi, diventando piano piano una persona generosa e altruista.  E’ la storia raccontata da Victor Hugo ne “I miserabili”, che dimostra come il supporto degli altri influisca significativamente sul nostro modo di essere, sulle convinzioni che abbiamo di noi stessi e degli altri. Quando Valjean incontra Cosette, una bambina trattata come una serva dai gestori di una locanda, decide di adottarla e le offre una vita migliore. E’ questa la morale del romanzo: il prete salva Valjean e Valjean salva Cosette, perché il bene si trasmette sempre nonostante la miseria, grazie allo sviluppo delle relazioni umane. In effetti, se la filosofia per molto tempo ha inteso l’essere umano come un soggetto isolato che osserva il mondo da fuori, qualcun altro ha notato come siamo costantemente immersi in un contesto di relazioni, significati e pratiche. Martin Heidegger, ad esempio, chiamava l’essere umano col termine tedesco “Dasein”, che non vuol dire “essere” ma “esser-ci”, proprio per indicare la natura relazionale su cui si fonda l’esistenza stessa. D’altronde anche la psicologia (leggasi John Bowlby, lo psicologo a cui si deve la teoria dell’attaccamento) sostiene che la tendenza a creare legami affettivi è la maggiore componente innata della natura umana. Non può stupirci quindi se i dati epidemiologici sono a supporto delle relazioni sociali come determinante fondamentale per la salute e il benessere. La presenza di una valida rete sociale può aumentare il tasso di sopravvivenza del 50% rispetto a chi si trova in condizioni di solitudine. Si tratta di un dato imponente, se si considera che è superiore ad altri fattori di rischio noti per la mortalità come l’obesità o la sedentarietà. Verrebbe da dire che "è più salutare rimanere seduti in compagnia che andare a correre da soli" (ma non prendetemi alla lettera, vedremo presto che anche andare a correre fa bene alla salute). Per non parlare poi della salute mentale: è la scoperta dell’acqua calda affermare che condizioni di solitudine cronica aumentano il rischio di sviluppare malattie psichiatriche, in particolare ansia e depressione. Quello che forse non tutti sanno è che, oltre a componenti psicologiche e sociali, tra le cause di questo fenomeno si segnalano anche variazioni biologiche: è stato accertato, ad esempio, che la solitudine riduce il calo giornaliero del cortisolo (il cosiddetto “ormone dello stress”) e che è associata a una maggiore produzione di sostanze coinvolte nei meccanismi immunitari, inducendo una sorta di stato infiammatorio cronico. Come probabilmente già sospettava Victor Hugo, il cervello umano è programmato per la connessione con gli altri, infatti quando rimaniamo soli per tanto tempo viene alterato il rilascio di dopamina a livello del “circuito della ricompensa”, quell’area cerebrale da cui dipende il nostro senso di gratificazione. In un mondo sempre più diviso da confini, blocchi e barriere, dovremmo forse affidarci maggiormente alla scienza, che non guarda in faccia a nessuno e dice le cose come stanno. Per la cronaca, Jean Valjean alla fine “morì tranquillo, senza odio, senza rimpianto, lasciando che il bene che aveva compiuto continuasse a vivere dopo di lui”.

Social relationships and mortality risk: a meta-analytic review 
Holt-Lunstad J, Smith TB, Layton JB
PloS Medicine. 2010. 7(7): e1000316

Loneliness and cortisol: momentary, day-to-day, and trait associations 
Loane LD, Adam EK
Psychoneuroendocrinology. 2010. 35(3):430-41

Socioeconomic status and inflammation: a meta-analysis
Muscatell KA, Brosso SN, Humphreys KL
Mol Psychiatry. 2020. 25(9):2189-2199

Away form the herd: loneliness as a dysfuntional of social alignment
Shamay-Tsoory SG, Kanterman A
Soc Cogn Affect Neurosci. 2024. 19(1): nsae005
 


 


22/10/2025