378 0820078 claudiosantilli@hotmail.com

NEURONI A SPECCHIO

NEURONI A SPECCHIO

Estate 1492, Palos de la Frontera. Il navigatore Cristoforo Colombo salpa con le tre caravelle alla scoperta di una nuova rotta verso le Indie. A due mesi dalla partenza, quando ormai l’equipaggio è stremato e pronto ad ammutinarsi, scorge finalmente terra. Una volta sbarcato, chiede agli indigeni come si chiama quel luogo e loro rispondono “Cibao” (ancora oggi una regione dei Caraibi). Colombo capisce invece “Cipango”, il nome con cui Marco Polo aveva chiamato il Giappone. Si convince così di essere giunto in Asia, non sa ancora di avere scoperto un nuovo continente. Accade spesso, nella storia, che i grandi eventi abbiano una componente casuale e che i migliori risultati si raggiungano mentre si sta cercando qualcos’altro. Primavera 1992, Parma, 500 anni dopo. Il neurofisiologo Giacomo Rizzolatti conduce un esperimento su una scimmia. Vuole studiare il comportamento motorio del macaco, in particolare il funzionamento dei neuroni della corteccia premotoria, quella parte del cervello che serve a pianificare il movimento prima che venga eseguito. Ha collegato quindi degli elettrodi sulla testa della scimmia per registrare l’attività di ogni singolo neurone e ha messo davanti a lei un cesto di banane. L’esperimento è noioso, occorre attendere tanto prima di completare la registrazione elettroencefalografica, così decide di uscire dalla stanza e lasciare il controllo a un giovane ricercatore. Il ragazzo, approfittando dell’assenza del professore, si avvicina furtivamente al cesto delle banane e ne prende una. “Tanto”, pensa, “chi mai se ne accorgerà?”. Improvvisamente, gli elettrodi iniziano a segnalare l’attivazione dei neuroni premotori della scimmia, che nel frattempo stava osservando il movimento del ricercatore. Immediatamente il professor Rizzolatti ritorna nella stanza e si rende subito conto dell’eccezionalità della scoperta: il macaco rimane immobile, nonostante i suoi neuroni premotori siano ancora attivi. E’ bastato che l’animale osservasse il movimento di qualcun altro per attivarli, come se il cervello della scimmia si fosse specchiato nel cervello del ricercatore. A questi neuroni fu dato il nome di “neuroni a specchio” e la scoperta di Rizzolatti, avvenuta per caso come quella dell’America, è una delle più importanti di sempre nel campo delle neuroscienze. I neuroni a specchio permettono infatti la comprensione delle azioni altrui (nel vero senso del termine “comprensione”, che deriva dal latino “cum-prehndere” che vuol dire “afferrare insieme”) e questo è alla base dell’apprendimento per imitazione. Si tratta, in pratica, del motivo per cui un bambino impara a camminare, a mangiare e ad allacciarsi le scarpe semplicemente osservando gli altri farlo. La scoperta dei neuroni a specchio però non si limita a questo perché nel mondo scientifico, si sa, l’appetito vien mangiando. Negli anni successivi sempre più ricerche si sono occupate di questo tema, fino a scoprire che altre aree del cervello si comportano come la corteccia premotoria. E’ stato dimostrato infatti che non esistono sistemi “a specchio” soltanto per i movimenti ma anche per le emozioni. Questa scoperta è stata una vera rivoluzione, perché ci spiega il motivo per cui a volte riusciamo a entrare in piena risonanza affettiva con le persone che abbiamo di fronte. Si tratta di un meccanismo automatico e pre-riflessivo grazie al quale, quando osserviamo qualcuno che prova un’emozione, attiviamo in noi stessi gli stessi circuiti neurali che useremmo se quell’emozione la provassimo noi in prima persona. In realtà non sentiremo davvero quell’emozione ma è come se la simulassimo dentro di noi, come se creassimo una rappresentazione dell’esperienza altrui. Cos’è questa, se non la base neurale di quella competenza fondamentale nello sviluppo delle relazioni umane che chiamiamo “empatia”?. In fondo, già i filosofi fenomenologi pensavano che la comprensione del mondo e degli altri passasse attraverso il corpo e l’esperienza vissuta, distanziandosi per questo dalla filosofia classica che aveva sempre posto il focus su idee astratte e principi universali. La scoperta dei neuroni a specchio non ha fatto altro che confermare questa tesi e oggi possiamo dire che non rappresentano soltanto un’evidenza scientifica ma costituiscono il ponte definitivo tra le neuroscienze e il nostro “essere - nel – mondo”, come Heidegger definisce l’esperienza stessa dell’esistenza.

Understanding motor events: a neurophysiological study
Di Pellegrino G, Fadiga L, Fogassi L, Gallese V, Rizzolatti G. 
Experimental Brain Research. 1992. 91: 176-180

Embodied simulation form neurons to phenomenal experience
Gallese Vittorio
Phenomenology and the Cognitive Sciences. 2005. 4(1): 23-48


12/11/2025