LA FINE E' IL MIO INIZIO
Ci siamo, mi trovo proprio oggi a dover scrivere le prime righe di questo blog che rappresenta per me un nuovo inizio. Nel corso del tempo il mio lavoro ha subìto diversi cambiamenti per cui sono abituato ad affrontare l’inizio di qualcosa, ma questa è la prima volta che un principio coincide con una fine. Sto parlando della fine del mio rapporto di dipendenza con il Sistema Sanitario Nazionale. Il 31 luglio è stato infatti l’ultimo giorno in cui ho prestato servizio, come dirigente medico psichiatra, presso un Azienda Sanitaria. Tanti sono i motivi che mi hanno spinto verso questa scelta ma non è il momento di parlarne, non ancora. Vorrei invece utilizzare le prime righe di questo blog per affrontare un tema che ha sicuramente condizionato la mia decisione: la ricerca della felicità. Troppo spesso in ambito sanitario l’attenzione è focalizzata sulla cura della malattia, si guarda poco a cosa c’è dall’altra parte, dalla parte della salute. Si immagina che, eliminata la sofferenza, il benessere sia qualcosa di automatico, di conseguente. Sappiamo che non è così, tante persone che soffrono a causa di una patologia si ritrovano, anche dopo la guarigione, a fare i conti con l’infelicità. Già Aristotele sosteneva che la felicità è il significato e lo scopo della vita, il vero obiettivo e il fine dell’esistenza. Ma cos’è questa felicità, di cui parlano più spesso gli scrittori e i cantanti che i medici e gli psicologi? Finalmente, da qualche anno, anche la scienza ha iniziato a porsi delle domande sulla felicità: si tratta di uno stato mentale temporaneo o di un’emozione? E’ qualcosa con cui ci si nasce o si raggiunge col tempo? Oppure si tratta semplicemente di un periodo prolungato di benessere, al quale tutti noi aspiriamo? Alcuni ricercatori hanno recentemente pubblicato una revisione sistematica della letteratura scientifica sul concetto di felicità a seconda della cultura e della provenienza. Dall’analisi di 155 studi è emerso che la felicità non è innata ma può essere raggiunta, così come può aumentare o ridursi nel corso di una vita. I fattori che maggiormente influenzano il raggiungimento e il mantenimento della felicità sono diversi, alcuni più prevedibili di altri. Tra i più ovvi c’è sicuramente il benessere psicofisico, anche se poi viene da chiedersi cosa facciamo quotidianamente per la cura di noi stessi. La risposta, il più delle volte, è poco o niente. Altri determinanti fondamentali sono l’equilibrio tra la vita lavorativa e quella familiare e la gestione delle relazioni interpersonali. E’ vero che troppo spesso gli impegni, le scadenze, le responsabilità, ostacolano la visione d’insieme e tendiamo a tralasciare quelle che sono le cose più importanti per noi. Se riuscissimo però a trovare il modo di selezionare meglio i nostri obiettivi e allocare in maniera più appropriata le nostre risorse, forse potremmo riuscire ad avvicinarci a quell’equilibrio. Infine, un altro fattore imprescindibile per la ricerca della felicità è risultato essere l’armonia interiore: l’armonia con la propria cultura, con le proprie tradizioni, con la propria comunità e con il proprio ambiente. Ognuno di noi è fatto a suo modo, ognuno di noi ha una storia, a volte lo dimentichiamo e, senza accorgercene, viviamo in prestito la vita di altri. Ci poniamo obiettivi e percorriamo strade che crediamo siano quelle giuste per noi ma, forse, non lo sono davvero. Dovremmo forse prestare più attenzione a chi siamo veramente, a cosa desideriamo, a cosa sogniamo. Per citare Tolstoj, “se vuoi essere felice, sii”. Solo così, un giorno, potremo raggiungere quel traguardo a cui ambiscono tutti gli esseri umani.
Health, Hope, and Harmony: A Systematic Review of the Determinants of Happiness across Cultures and Countries.
Singh S, Kshtriya S, Valk R.
Int J Environ Res Public Health. 2023 Feb 13;20(4):3306.
