ESTATE E SALUTE MENTALE
Come ogni anno, siamo giunti nel bel mezzo degli anticicloni e passiamo la giornata a regolare il condizionatore. I telegiornali non fanno altro che metterci in guardia dai colpi di calore: bere tanta acqua, non uscire nel primo pomeriggio, evitare cibi pesanti. Sono già cominciati i dibattiti sul cambiamento climatico, chi si fa prendere dall’eco-ansia e teme che nel giro di qualche anno il nostro pianeta esalerà l’ultimo respiro e chi nega tutto, ricordando che ai suoi tempi l’estate era uguale a oggi. Fortunatamente questi ultimi sono facilmente identificabili: spesso hanno i capelli rossicci e passano il tempo a minacciare bombardamenti. Un’altra cosa che non cambia mai, in questo periodo dell’anno, è la voglia di leggerezza, vacanze e libertà. Per uno psichiatra, però, la stanchezza accumulata nel corso dei mesi invernali non può lasciare spazio al desiderato riposo in quanto l’estate è il periodo in cui le richieste di visite e assistenza raggiungono il picco. Che in questa stagione aumenti la frequenza di sintomi psichiatrici nella popolazione generale è un dato acquisito: diversi studi epidemiologici dimostrano che, d’estate, aumenta la frequenza degli episodi maniacali, degli scompensi psicotici, dei gesti di autolesionismo e, purtroppo, dei suicidi. Che strano, uno si aspetterebbe che il terreno più fertile per la sofferenza psichica siano il buio e il freddo (e in parte è vero, perché i sintomi depressivi aumentano d’inverno), e invece i ricoveri nei reparti di psichiatria e gli accessi in pronto soccorso aumentano proprio d’estate. E’ quindi inevitabile chiedersi perché e, come sempre avviene nel campo della salute mentale, le ipotesi in campo sono diverse. Nessuna di queste, a dire il vero, riesce a spiegare da sola il fenomeno: d’altronde, se bastasse un’unica variabile sarei già disoccupato. Di certo alla base c’è un problema biologico, come le variazioni di melatonina e degli altri ormoni legati alla luce che, nei mesi più assolati, interagiscono con i ritmi dell’organismo in modo particolarmente instabile. Poi c'è anche una spiegazione più sociologica: l'estate intensifica la vita di relazione ed è proprio nell'aumento delle occasioni di incontro (cene, vacanze, ritrovi con persone che non si vedevano da un anno) che si annida un aumento proporzionale delle occasioni di conflitto, di esposizione, di sovra-stimolazione. C'è poi un’altra ipotesi, quella della rottura dei ritmi sociali: il nostro orologio biologico non è regolato infatti solo dalla luce, ma anche dalle abitudini quotidiane (l'orario dei pasti, quello del lavoro, quello in cui si va a dormire). Questi piccoli riti, ripetuti ogni giorno, fungono da "sincronizzatori” ma l'estate, con le sue vacanze, i suoi viaggi, i suoi orari sballati e le sue cene che si protraggono fino a tardi, è la stagione in cui questi sincronizzatori saltano più facilmente. Esiste infine una spiegazione meno misurabile ma non per questo meno importante. L'estate è la stagione delle aspettative, ci si aspetta di essere felici, rilassati, innamorati, circondati dagli amici. Quando la propria esperienza interiore non coincide con questo copione collettivo, il senso di inadeguatezza può amplificarsi. Non è il sole a fare soffrire, ma il confronto tra ciò che sentiamo e ciò che pensiamo di dover sentire. Non riesco a non pensare, a questo punto, a Icaro. Non tanto per l'ala bruciata (metafora fin troppo abusata) quanto per il consiglio che gli viene dato prima del volo: non troppo in basso, per non bagnare le ali nell'acqua, ma nemmeno troppo in alto, per non farle sciogliere al sole. È un consiglio sulla misura, sul ritmo, sulla rotta regolare da mantenere. E se c'è una cosa che l'estate, con la sua promessa di libertà assoluta, tende a far perdere per prima, è proprio quella. La misura. Che fare, allora, di questa regola stagionale che la clinica osserva da tempo e che la ricerca conferma? Anzitutto, conoscerla e usarla come strumento di previsione, non solo di constatazione. Ad esempio, per i pazienti con diagnosi di disturbo bipolare, questo significa pianificare per tempo un rinforzo del monitoraggio e il sonno è la sentinella più precoce di ogni viraggio. Si potrebbero poi concordare con lo psichiatra curante eventuali aggiustamenti farmacologici in anticipo, così da non doverli improvvisare in piena fase acuta; inoltre, anche chi vive accanto al paziente dovrebbe essere istruito a riconoscere i primi segnali di accelerazione (minor bisogno di sonno, idee che corrono, spese o iniziative improvvise). Sempre per chi è più soggetto a sbalzi d’umore, in estate meritano un’attenzione in più i normali ritmi della vita quotidiana: cercare di rispettare orari regolari in vacanza, limitare l’esposizione alla luce, ridurre al minimo (se non eliminare del tutto) l'alcol, che in estate scorre più abbondante e destabilizza il sonno proprio quando servirebbe più stabile. Per chi invece non soffre di disturbo bipolare, il messaggio è più semplice ma non meno importante: la stanchezza accumulata nei mesi invernali non va scambiata per riserva di resilienza infinita e l'euforia dell'estate non è sempre una cosa positiva. E così, mentre i telegiornali continuano a farci le solite raccomandazioni, ci si dimentica di un altro tipo di avviso: attenzione a chi, in questi giorni di luce e leggerezza apparente, sembra aver ritrovato all'improvviso le ali. A volte è solo il sole d'agosto, ma altre volte si rischia di bruciarsi.
An umbrella systematic review of seasonality in mood disorders and suicide risk: the impact on demand for primary behavioral health care and acute psychiatric services.
Della DF, Allison S, Bidargaddi N, et al.
The Primary Care Companion for CNS Disorders. 2023. 25(3):22r03395
Seasonality and bipolar disorder: a systematic review, from admission rates to seasonality of symptoms.
Geoffroy PA, Bellivier F, Scott J, et al.
Journal of Affective Disorders. 2014. 168:210–223
