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DEPRESSIONE NATALIZIA E COME AFFRONTARLA

DEPRESSIONE NATALIZIA E COME AFFRONTARLA

Non esiste altra festività durante l’anno in grado di modificare le abitudini e i comportamenti delle persone come il Natale. A mano a mano che si avvicinano le festività natalizie sale l’aspettativa per quello che accadrà: si programmano le partenze, si acquistano i regali, si organizzano i cenoni. Negli ultimi anni questo momento inizia sempre prima, ormai già da novembre le vetrine dei negozi ci ricordano che il Natale è in arrivo. Le piattaforme di streaming cominciano a programmare i classici “Mamma ho perso l’aereo”, “Una poltrona per due”, “Miracolo nella 34esima strada”, tutti film che ci predispongono ai buoni sentimenti e alla benevolenza. Anche le poche voci che cercano di restare fuori dal coro, come Ebenezer Scrooge o il Grinch, finiscono per essere avvolti dall’atmosfera di gioia emanata dagli abeti vestiti a festa e dal profumo dei dolci appena sfornati. Eppure la realtà ci dice un’altra cosa, per molte persone il Natale non è un momento lieto ma è fonte di malinconia e frustrazione. Gli americani, che danno un nome a tutto, hanno coniato il termine di “Christmas Blues”, depressione natalizia, per indicare quella sensazione di disagio e tristezza causata dall’avvento di questa festività. Già negli anni ’40, lo psicoanalista Jule Eisenbud evidenziava gli effetti negativi del Natale sull’equilibrio psichico. Studi epidemiologici successivi hanno dimostrato che, subito dopo le feste natalizie, aumentano i gesti autolesivi e i ricoveri nei reparti psichiatrici. Ad essere più colpite da questo tipo di depressione, ci dice la ricerca scientifica, sono le persone che vivono una condizione di solitudine, coloro che hanno una storia di separazione familiare o chi si sente poco amato o desiderato. E’ paradossale come proprio il Natale, che dovrebbe fondarsi sull’accettazione e la carità, metta in evidenza le differenze sociali amplificando i vissuti di emarginazione. Ci si dimentica facilmente che, originariamente, si trattava della celebrazione della nascita di Gesù, figura tipicamente antimaterialista. Oggi, invece, il personaggio di riferimento è Babbo Natale, primo rappresentante dell’esatto opposto, l’abbondanza materialista. Così siamo arrivati all’esaltazione del consumismo e lo scambio dei regali è diventato uno dei momenti cruciali del Natale, insieme agli sprechi gastronomici. Sembra quasi che in questo periodo dell'anno ci siano dei punti irrinunciabili che si è obbligati a rispettare: tra questi c’è il tempo da trascorrere in famiglia, a prescindere dai rapporti che si hanno con i propri familiari. Ci si può ritrovare quindi a dover fare i conti forzati con dinamiche conflittuali dalle quali, nel resto dell’anno, si è cercato di tenersi lontano. Lo racconta bene Mario Monicelli nel suo “Parenti serpenti”: non sempre il nucleo familiare è fonte di benessere. Eppure dobbiamo costringerci a essere felici, lo dicono le canzoni alla radio, lo dice la pubblicità. Il tutto avviene in un periodo dell’anno che, già di per sé, predispone maggiormente allo sviluppo dei disturbi dell’umore. La depressione, infatti, può avere un andamento stagionale e l’inverno è la stagione più a rischio, probabilmente a causa della riduzione delle ore di sole. Quando i giorni invernali sono più bui, aumenta la produzione di melatonina mentre si riduce quella di serotonina, con conseguente aumento della spossatezza e riduzione del buon umore. E’ importante quindi affrontare questo periodo dell’anno con una buona consapevolezza di noi stessi e delle cose che ci possono far stare bene. Non bisogna necessariamente cedere ai richiami dei mass-media e uniformarsi al coro del benessere forzato, possiamo invece cercare di trovare il modello di Natale che più si adatta al nostro modo di essere. Le riunioni di famiglia potrebbero essere occasioni di ritrovo a patto che non siano vissute come imposizioni, il Natale non cancella miracolosamente gli eventuali problemi relazionali che hanno influenzato negativamente le nostre vite. Dovremmo quindi scegliere di trascorrere le feste soltanto con le persone con le quali ci sentiamo davvero a nostro agio, infischiandocene del giudizio in caso dovessimo declinare inviti indesiderati. Le tradizioni poi garantiscono la continuità della nostra storia ma non devono ridurci in schiavitù: se non si riesce a completare l’acquisto dei regali in tempo pazienza, gli altri se ne facciano una ragione; se non ci va di spendere un capitale per il pranzo del 25 potremmo optare per del cibo low-cost, che di certo non sprecheremo. Il valore economico dei regali che faremo e la sfarzosità dei pasti che consumeremo non determina la nostra qualità di individui né il nostro livello di affetto per le persone care. Un’ultima raccomandazione è quella di prestare attenzione all’uso di alcol e sostanze, nei quali troviamo spesso rifugio alla nostra insoddisfazione ma che, alla lunga, favoriscono l’instabilità dell’umore e ci allontanano dalla consapevolezza. In definitiva, "produrre meno aspettative e prestare maggiore attenzione ai bisogni personali", questo dovrebbe essere il mantra del Natale. Non augurandovi quindi un felice Natale, ma un Natale il più possibile aderente al vostro modo di essere, vi do appuntamento al prossimo anno.

The Christmas Effect on Psychopathology
Sansone RA e Sansone LA
Innovations in Clinical Neurscience. 2011. 8(12):10-13

Who is afraid of Christmas? The effect of Christmas and Easter holidays on psychiatric hospitalizations and emergenciesSystematic review and single center experience from 2012 to 2021
Schneider E, Liwinski T, Imfeld L, Lang UE, Brühl AB
Frontiers in Psychiatry. 2023. 13:1049935

 

 


19/12/2025