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CINEMA E PSICHIATRIA

CINEMA E PSICHIATRIA

Molti psichiatri hanno scritto di cinema. I fratelli Gabbard sono gli autori di “Cinema e psichiatria”, il testo fondamentale sul collegamento tra queste due discipline; Irving Schneider nel 1987 ha pubblicato un articolo sull’American Journal of Psychiatry dal titolo “The theory and practice of movie psychiatry”, ampia analisi critica di come il cinema descrive gli psichiatri e la malattia mentale; Vittorio Lingiardi invece è l’autore di “Al cinema con lo psicoanalista”, in cui propone l’analisi dei film come se fossero dei veri e propri casi clinici. D’altra parte, molti registi hanno toccato temi inerenti alla psichiatria, alcuni in forma più esplicita (consiglio di recuperare “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, “Gente comune”, “A beautiful mind”, “Ragazze interrotte”, “Il lato positivo”) altri in maniera più simbolica o metaforica (mi basta citare tre autori a caso: Alfred Hitchcock, David Lynch e Martin Scorsese). Ma perché il confine tra questi due mondi è sempre così sottile? Cosa lega una semplice branca della medicina a quella che viene definita la “settima arte”? Perché gli psichiatri si interessano di cinema? E perché il cinema è così attratto dalla psichiatria? Forse la risposta a queste domande va ricercata in un periodo preciso della storia dell’uomo, il 1895. Il 23 luglio di quell’anno, a Vienna, il giovane neurologo Sigmund Freud ebbe una discussione con il suo collega Otto a proposito di Irma, una paziente di Freud. Secondo Otto, Irma non era affatto migliorata dalla sua nevrosi. Freud non diede molta importanza all’opinione del collega ma, la notte stessa, fece uno strano sogno in cui Irma aveva una grave infezione. Nel sogno si scopriva poi che la causa dell’infezione era stata un’iniezione praticatale proprio da Otto. Al risveglio, Freud annotò su un taccuino i suoi pensieri e dedusse che il sogno di Irma poteva essere stato scaturito da emozioni che covava dentro di sé inconsapevolmente. Ricordandosi dell’incontro con Otto avvenuto il giorno prima, ipotizzò che si trattasse del suo desiderio di scaricarsi di dosso la responsabilità della mancata guarigione di Irma dalla nevrosi, desiderio che definì “inconscio”. Questo evento viene tradizionalmente considerato uno dei momenti fondativi della psicoanalisi. Da allora, l’attenzione della psichiatria si è rivolta alla vita intrapsichica, oltre che al comportamento esterno. Spostiamoci ora da Vienna a Parigi, sempre nel 1895. Il 28 dicembre accadde qualcosa di altrettanto importante per l’evoluzione della società moderna. Soltanto pochi mesi prima era stato brevettato il “cinematografo”, un apparecchio che permetteva di riprodurre immagini in movimento e, quella sera, i fratelli Lumière proiettarono in pubblico il primo film della storia. Si intitolava “L’uscita dalle officine Lumière” ed era un breve filmato sugli operai che terminavano il loro turno di lavoro. Anche questo evento, come quello accaduto a Vienna, era destinato ad cambiare il modo in cui percepiamo le cose. Quella prima proiezione viene infatti fatta coincidere con la nascita ufficiale del cinema. Non può quindi essere un caso che questi due episodi siano avvenuti a pochi mesi di distanza. Nel 1895 la psicoanalisi ha dato il via all’esplorazione di quel mondo invisibile fatto di conflitti intrapsichici, di desideri rimossi, di fragilità e trasformazioni interiori, mentre il cinema ha iniziato a tradurlo in immagini, narrazioni, volti, silenzi. Era naturale che queste due discipline si osservassero a vicenda, prendendo spunto l’una dall’altra. In quella sala cinematografica del Grand Café di Parigi non fu proiettato soltanto un film ma la rappresentazione di un sogno: le immagini che scorrono sullo schermo, all’interno di una sala buia, inducono uno stato di semi-incoscienza e creano nessi non lineari, esattamente come fanno i sogni. Il confine tra i due mondi, cinema e psichiatria, è così sottile perché entrambi nascono dalla stessa esigenza: comprendere l’essere umano. Così, ogni volta che una storia viene raccontata sullo schermo e ogni volta che una storia viene raccontata in uno studio di psichiatria, si rinnova il tentativo di dare un senso al dolore, al desiderio e ai misteri della mente.

Cinema e psichiatria
Glen O. Gabbard, Krin Gabbard
Raffaello Cortina Editore. 2000.

Al cinema con lo psicoanalista
Vittorio Lingiardi
Raffaello Cortina Editore. 2020.

The theory and practice of movie psychiatry
Irving Schneider
American Journal of Psychiatry. 1987. 144(8): 996-1002


24/02/2026