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CHE COS'E' DAVVERO LA PERSONALITA'?

CHE COS'E' DAVVERO LA PERSONALITA'?

Nel campo della psicologia e della psichiatria, uno dei punti più dibattuti è il concetto di “personalità”. Questo termine, così come lo conosciamo, compare relativamente tardi nel linguaggio comune perché prima si parlava di carattere, anima, virtù, ma non di personalità. Per gli antichi romani, la “persona” era la maschera indossata dagli attori teatrali ed è interessante notare che tutto il concetto di personalità ruota proprio attorno al rapporto tra identità autentica e identità sociale. E’ solo con la nascita della psicologia scientifica, tra l’Ottocento e il Novecento, che si diffonde il sostantivo “personalità” per indicare l’insieme delle qualità distintive di un essere umano, ciò che rende qualcuno “se stesso”. In quegli anni Sigmund Freud teorizzò che la personalità fosse il risultato di conflitti inconsci e provò a dargli anche una struttura (Es, Io, Super-Io); poi arrivarono i fenomenologi, che criticavano una visione troppo meccanicistica della personalità perché, secondo loro, una persona non può essere definita da un insieme di caratteristiche ma ognuno abita il mondo a modo proprio. Ancora dopo fu la volta dei comportamentisti, che consideravano la personalità come semplice risultato dell’apprendimento, e dei cognitivisti, che invece la vedevano come un insieme relativamente stabile di modalità percettive, emotive e relazionali. Più recentemente, infine, la personalità è stata studiata attraverso la genetica comportamentale, la neurobiologia, l’imaging cerebrale. Uno dei ricercatori che si è distinto maggiormente nel tentativo di integrare le neuroscienze con la psicologia è stato Robert Cloninger, il quale si è occupato soprattutto di temperamento (quella parte della personalità che è innata e biologicamente determinata). Cloninger ha individuato quattro tipi di temperamenti: il primo tipo è orientato alla ricerca della novità ed è associato alla tendenza a cercare sempre nuovi stimoli; il secondo tipo è orientato all’evitamento del danno ed è associato all’anticipazione del pericolo; il terzo tipo è orientato alla dipendenza dalla ricompensa ed è associato al bisogno di approvazione; il quarto tipo è orientato alla perseveranza ed è associato alla tolleranza alla frustrazione. Uno degli aspetti più interessanti è che tre di questi modelli temperamentali sembrano associati a diversi sistemi neurotrasmettitoriali: il primo tipo, caratterizzato da maggiore impulsività, è connesso al sistema della dopamina; il secondo tipo, caratterizzato dalla sensibilità al pericolo, è connesso al sistema della serotonina; il terzo tipo, caratterizzato dall’ipersensibilità sociale, è connesso al sistema della noradrenalina. Il quarto tipo di temperamento, la perseveranza, non può però essere associato a un singolo sistema neurotrasmettitoriale perché riguarda funzioni complesse come mantenere uno sforzo nel tempo, continuare nonostante l’assenza di una ricompensa immediata, resistere alla demotivazione. Fu proprio la difficoltà nell’associare questo tipo di temperamento a uno specifico neurotrasmettitore che fece allontanare Cloninger da una visione troppo semplicistica della personalità e a suggerirgli l’esistenza di reti molto più complesse. I temperamenti, infatti, non sono categorie rigide dentro cui una persona entra o non entra, come accade negli oroscopi o in certe classificazioni semplificate diffuse sui social. Nessuno è soltanto impulsivo, ansioso o dipendente dall’approvazione degli altri, ma ognuno di noi possiede tutte queste dimensioni in proporzioni differenti. È un po’ come un mixer musicale, tutti abbiamo cursori legati alla ricerca della novità, alla prudenza, al bisogno relazionale e alla perseveranza, ma in alcune persone certi volumi risultano più alti rispetto ad altri. Questo cambiamento di prospettiva è stato fondamentale anche in psichiatria, dove per molto tempo si è pensato ai disturbi di personalità come a categorie nette: o si apparteneva a un certo tipo oppure no. Oggi finalmente si tende a ragionare in termini dimensionali, riconoscendo che molti tratti di personalità sono distribuiti lungo un continuum e possono essere presenti, in misura diversa, in ogni individuo. Ma c’è un aspetto ancora più importante, perché la personalità non coincide soltanto con il temperamento: due persone con una stessa predisposizione biologica possono sviluppare modi di stare al mondo completamente differenti. A definire quella che è una personalità, entrano in gioco anche l’attaccamento, le relazioni affettive, l’ambiente culturale, le esperienze traumatiche, il modo in cui impariamo a percepire noi stessi e gli altri. Certo che esistono predisposizioni innate, ma ogni individuo costruisce la propria identità nel rapporto continuo tra biologia, esperienze e significati personali. Forse è anche per questo che il concetto di personalità continua ad affascinare così tanto psicologi, filosofi e neuroscienziati: perché rappresenta il tentativo di comprendere ciò che rende ogni essere umano contemporaneamente simile agli altri e irripetibilmente unico.

Sentirsi Bene. La scienza del benessere
C.Robert Cloninger
CIC Edizioni Internazionali. 2006


27/05/2026