378 0820078 claudiosantilli@hotmail.com

BENESSERE E STILE DI VITA

BENESSERE E STILE DI VITA

Qualsiasi esperto di marketing insegnerebbe che non bisogna mai parlare male della propria attività, eppure noi sanitari ci portiamo dietro una specie di grillo parlante che ci esorta continuamente ad essere sinceri, in nome di quella cosa desueta in cui ancora ci ostiniamo a credere: la deontologia. In un blog divulgativo che parla di salute mentale non possiamo quindi esimerci da evidenziare che, nonostante i numerosi progressi nel campo dei trattamenti psicofarmacologici e delle psicoterapie, le nostre cure non sono perfette: una percentuale considerevole tra coloro che soffrono di un  disturbo psichiatrico non riesce a ottenere la remissione totale dei sintomi. E non sembra funzionare neanche la nostra capacità di prevenire i disturbi: i dati epidemiologici ci dicono che l’ansia e la depressione sono in aumento tra le giovani generazioni. A questo punto dovremmo soltanto prendere atto che, da sole, le nostre terapie non sono efficaci. Ma siamo sicuri che, una volta impostata la corretta cura farmacologica e inviato il paziente dal miglior psicoterapeuta sulla piazza, abbiamo fatto tutto il possibile per la salute del paziente? Probabilmente ci concentriamo ancora troppo poco su quello che, secondo quanto affermano la maggior parte delle ricerche scientifiche, è uno dei determinanti principali nell’ambito della salute mentale. Stiamo parlando evidentemente dello stile di vita. Qualche anno fa, è stata pubblicata su World Psychiatry (la più importante rivista scientifica che si occupa di psichiatria) una revisione sistematica di tutti gli studi effettuati sul ruolo che lo stile di vita gioca nella prevenzione e nel trattamento dei disturbi mentali. Sono state analizzate 45 differenti ricerche scientifiche, dalle quali sono emersi alcuni dati che ogni psichiatra o psicoterapeuta non può più ignorare, quando si trova di fronte al proprio paziente. Innanzi tutto abbiamo avuto la conferma di quello che sosteneva il poeta latino Giovenale (quello di “mens sana in corpore sano”), cioè che l’attività fisica regolare riduce il rischio di disturbi depressivi e di disturbi d’ansia. Più in generale, le nostre condotte di vita influenzano pesantemente la nostra salute mentale, anche quelle abitudini che in apparenza non hanno a che vedere con l’equilibrio psichico. Prendiamo ad esempio il fumo di sigaretta: tutti sappiamo che fumare fa male al cuore e fa venire il cancro, ma si ignora che anche il tasso di depressione è più elevato nei fumatori rispetto ai non fumatori. Pensate, persino l’esposizione al fumo di sigaretta da bambini è correlato all’insorgenza di disturbi depressivi da adulti. Non parliamo poi dell’effetto del fumo in gravidanza che, oltre a tutti i rischi per il feto, può favorire l’insorgenza della depressione post-partum. Le abitudini alimentari aprono invece un intero capitolo: la depressione è molto più frequente in chi ha un’alimentazione sregolata rispetto a chi segue una dieta sana (lo studio del World Psychiatry ci dice anche quali potrebbero essere alcuni esempi di diete sane: la classica mediterranea, la dieta DASH – che sarebbe quella contro l’ipertensione – e quella antinfiammatoria – che privilegia cibi antiossidanti). Invece, e questo farà arrabbiare i vegani, i dati sul consumo di carne sono più contrastanti, ancora non del tutto chiari. Non sono emerse differenze significative, sulla salute mentale, tra le diete vegane e quelle onnivore. Un altro dei fattori di rischio maggiormente implicati nello sviluppo di disturbi mentali è la carenza di sonno. Avere un sonno notturno equilibrato e riposante è fondamentale ma spesso, immersi in ritmi sempre più frenetici, tendiamo a dimenticarlo ritrovandoci a dormire poche ore per notte come se fosse una cosa normale. Per concludere risulta chiaro, semmai ce ne fosse ancora bisogno specificarlo, che se non ci impegniamo ad adottare uno stile di vita più sano non ci aiuteranno i farmaci o la psicoterapia a risolvere il nostro malessere. In fondo, quello che ci richiede il nostro corpo non è poi molto: 150 minuti di attività motoria moderata alla settimana (o 75 minuti di attività motoria intensa) potrebbero bastare per ridurre il rischio di insorgenza di diverse patologie mentali. Qual è l’attività motoria più raccomandabile? Le evidenze scientifiche depongono a favore dell’attività aerobica e del fitness cardiorespiratorio. Allo stesso tempo, però, è fondamentale dormire bene: esistono diverse strategie comportamentali per migliorare il sonno notturno e, qualora non efficaci, si può ricorrere a interventi farmacologici mirati. Ovviamente poi bisognerebbe smettere di fumare e anche per questo esistono diversi protocolli validati scientificamente, da metodi cognitivo-comportamentali a farmaci specifici (vareniclina, bupropione), da terapie sostitutive (cerotti, gomme, inalatori) a interventi combinati. E se invece la pensate come un poeta maledetto, come Baudelaire, e condividete i suoi versi “Noi vogliamo, per quel fuoco che ci arde nel cervello, tuffarci nel fondo dell’abisso, inferno o cielo non importa”, sappiate che in una lettera al suo editore scrisse “ho consumato la mia giovinezza nella febbre e nel veleno, ora non resta che la lucidità dolorosa di chi vede tutto ma non può più nulla”. Morì dopo altri tre anni in preda a sofferenza fisica e mentale, non riuscendo a scrivere nient’altro.

A meta-review of "lifestyle psychiatry": the role of exercise, smoking, diet and sleep in the prevention and treatment of mental disorders
Joseph Firth, Marco Solmi et al.
World Psychiatry. 2020. 19(3):360-380


29/10/2025