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ATTACCO DI PANICO

ATTACCO DI PANICO

Si dice che sul Monte Olimpo, insieme a tutte le divinità belle, forti e muscolose, vivesse anche il dio Pan. Al contrario degli altri dei, Pan aveva un aspetto orrendo, era peloso, con le zampe di capra al posto delle gambe e grosse corna che gli spuntavano dal capo. Veniva per questo emarginato e preso in giro, si può dire che sia stato il primo caso di body-shaming della storia. Non lo aiutava certo il suo carattere fumantino, che proprio non si addiceva a una divinità: irascibile, istintivo, eccessivo in ogni comportamento. La sua permanenza sull’Olimpo non fu lunga, ben presto decise infatti di scendere a valle. Dato che non si integrava con i suoi pari, pensò, meglio andarsene a vivere per conto proprio. Nei boschi dell’Arcadia trovò finalmente la sua pace, poteva starsene a bighellonare tutto il giorno suonando l'amato flauto senza che nessuno lo disturbasse. Quando però un pastore o un viandante si trovavano a passare là vicino, la sua rabbia riesplodeva e dalla sua bocca uscivano grida spaventose. Gli sventurati non potevano sapere da dove provenissero quelle urla strazianti ma rimanevano paralizzati dal terrore. In preda allo sgomento si preparavano al peggio, nonostante poi il dio Pan non si facesse mai vedere: era troppo geloso della pace ritrovata per rischiare di perderla mostrandosi in pubblico. Così, dopo pochi minuti, la paura dei malcapitati si attenuava e, piano piano, riprendevano la loro strada senza spiegarsi cosa fosse accaduto. Si diceva soltanto che avevano avuto la “panikòs phòbos”, la paura di Pan. Ancora oggi, quando veniamo colti improvvisamente da una forte paura senza che vi sia un vero e proprio evento scatenante, diciamo che si tratta di un attacco di panico. Durante un attacco di panico il cuore prende a battere più veloce, si inizia a sudare, a volte ci tremano le gambe o le mani, manca l’aria, gira la testa fin quasi a svenire. In qualche occasione si può avere dolore al petto come se fosse un infarto, in altre possono comparire nausea o formicolii alle braccia. Alcune persone, in quei momenti, descrivono la strana sensazione di percepire la realtà esterna più distante, come se fosse irreale (si parla di “derealizzazione”), altre invece percepiscono il proprio corpo come se fosse distaccato, estraneo a loro (in questo caso si parla di “depersonalizzazione”). Una caratteristica piuttosto comune della crisi è la sensazione di perdere il controllo e di impazzire, quando non la paura di morire davvero. In realtà esistono tante forme di attacco di panico, ognuno lo vive a modo proprio e possono comparire tutti i sintomi descritti o soltanto alcuni. Quello di cui si parla è in realtà un fenomeno abbastanza comune, si stima che quasi il 30% delle persone abbia avuto almeno un attacco di panico nella sua vita. Allo psichiatra in effetti non preoccupa tanto la singola crisi di panico che, per quanto spiacevole, passa da sola e rimane soltanto un brutto ricordo. E’ che, se le crisi si presentano ripetutamente, il paziente svilupperà uno stato di preoccupazione costante e la sua vita inizierà a cambiare in funzione degli attacchi di panico. Eviterà tutte quelle situazioni alle quali attribuisce un rischio maggiore di avere altri attacchi e questo non farà altro che aumentare il suo disagio, configurando quel quadro clinico che oggi definiamo “disturbo di panico”. Numerosi sono stati i tentativi di approfondirne le cause, già Freud provò a concettualizzarlo considerandolo una conseguenza dell’insuccesso dei meccanismi di difesa contro gli impulsi che generano ansia. Oggi sappiamo con certezza che vi sono alcune aree cerebrali maggiormente implicate negli attacchi di panico (in particolare il tronco dell'encefalo, il sistema limbico e la corteccia prefrontale) ma ancora ignoriamo perché alcune persone sviluppano il disturbo ed altre no. Potrebbero essere coinvolti fattori genetici, data l’alta familiarità, ma anche e soprattutto componenti psicologiche. Lo psicologo inglese David Clark negli anni ottanta propose un modello teorico che ancora oggi descrive in maniera plausibile il circolo vizioso che è alla base dell’attacco di panico: secondo tale modello, gli attacchi di panico non sono altro che interpretazioni catastrofiche di stimoli interni o esterni. L’ansia prodotta dalla percezione di una minaccia produce quindi alcuni sintomi che vengono anch’essi interpretati in senso catastrofico, alimentando il circolo vizioso fino all’esplosione della crisi. Quando si è in mezzo a un attacco di panico, si adottano poi dei comportamenti protettivi (ad esempio, se inizia a mancare il fiato si prova a respirare più profondamente, facilitando in questo modo un’iperventilazione con conseguenti capogiri) che non fanno altro che aumentare il malessere. Fortunatamente il disturbo di panico è curabile nella maggior parte dei casi attraverso l’uso di specifiche terapie psicofarmacologiche, meglio se associate a una psicoterapia. Un dio non muore mai, si sa, eppure lo scrittore greco Plutarco ci racconta di un uomo che, mentre navigava sul Mediterraneo, udì una voce esortarlo ad annunciare la morte del dio Pan. Così, quando giunse in prossimità della costa, urlò “O megas Pan tetneken!” (“Il dio Pan è Morto!”) e, in tutta risposta, dalla terraferma arrivò il gemito e lo stupore di una moltitudine di persone. Nessuno sa come mai, ma è stata l’unica volta che un dio è morto.

The epidemiology of panic attacks, panic disorder, and agoraphobia in the National Comorbidity Survey Replication 
Kessler RC, Wai TC et al.
Archives of General Psychiatry 2006. 63(4): 415-424

Generalised anxiety disorder and panic disorder in adults: management
NICE Guidelines 2019 
https://www.nice.org.uk/guidance/cg113

 


 


12/02/2026